[ GUARDA IL VIDEO ] Oggi,24 febbraio 2010, un folto gruppo di studenti precari è partito dalla facoltà di Scienze Politiche per lanciare la giornata del primo marzo, sciopero nazionale dei migranti. Lo hanno fatto coreograficamente. Iniziando a distribuire volantini in via del santo tutti mascherati da babao, simbolo che racchiude tutte le nostre piu grandi paure. La spiegazione del travestimento era racchiusa nel testo del flyer: La vera paura è arrivare a fine mese e avere ancora da mangiare. Questo, e altro, dicevano gli studenti tra le vie del centro. Arrivati in piazza delle erbe, con un mercato gremito di gente, è stato calato uno stricione da un'impalcatura affacciata sulla piazza con scritto: "Smascheriamo le paure. Sicurezza = Reddito e Diritti", che ha dato il via una serie di dialoghi con gli avventori del mercato. "Chi e perché è clandestino?" o "Secondo Lei com’è distribuita la spesa pubblica in materia di immigrazione?" sono state alcune delle domande poste alla popolazione. Lo stupore nella gente era lampante, nello scoprire che "Secondo il Ministero dell’Interno negli ultimi cinque anni il numero di reati è rimasto pressoché invariato, mentre sono in diminuzione i reati gravi (omicidi e violenza fisica). Per quanto riguarda la città di Padova, i dati della Prefettura dicono che i reati sono rimasti invariati." e "L’80% delle risorse vengono utilizzate per la repressione, mentre solo il 20% per progetti di integrazione." La risposta positiva avuta dal dialogo con le persone ha permesso il passaggio in un altro nodo centrale della città, il liston. Qui tra le domande poste, e le facce esterrefatte, si è svolto un piccolo spettacolo teatrale. Un monologo sulla situazione socio-politica italiana, e la lettura di 2 poesie scritte da un migrante. La mattinata si è conclusa nel migliore dei modi, e in tantissimi sono tornati nella facoltà di partenza a parlare del primo marzo. Di seguito il volantino distribuito per le piazze:
REDDITO E DIRITTI……E TI PASSA LA PAURA!!!!
L'Italia è un paese pericoloso. Non passa giorno, o, ci verrebbe da dire, non passa minuto, senza sentirsi ripetere da tutti ( politici, giornalisti, “esperti”, commentatori vari) che le nostre strade sono piene di insidie, che ad ogni angolo delle nostre città c'è qualcuno che attenta alla nostra incolumità. Il discorso che ruota attorno all'invasione di “clandestini” tanto declamata dall'industria mediatica e dalle amministrazioni locali e nazionali del nostro paese, è la causa principale di quel senso di insicurezza soggettiva presente nella nostra società. La soluzione proposta è aumentare i controlli, riempire le strade di militari e poliziotti , cospargere le città di centinaia di telecamere, rimandare a casa loro gli “invasori” che contaminano e attentano alla nostra amata tranquillità, o al limite, si può anche gettarli in mare, come i recenti fatti di cronaca stanno lì a dimostrare. Ma basterebbe guardare un po' più a fondo, o semplicemente leggere con occhio critico la realtà che ci circonda e le cose che ci vengono dette, per comprendere che la situazione sociale del nostro paese è profondamente diversa da come ci viene descritta.
La crisi economica profonda che si è scatenata nel nostro paese da più di un anno ormai ci mostra quali sono i veri problemi che le persone affrontano ogni giorno della propria esistenza. Dalla precarietà di vita a cui è costretta una intera generazione di giovani privi di qualsiasi protezione sociale alle migliaia di operai licenziati o in cassa-integrazione, dai genitori e dagli studenti delle scuole medie ai ricercatori precari e agli universitari che lottano per respingere la riforma Gelmini, dai migranti sfruttati e umiliati da un'economia che non può più fare a meno di loro a chi lotta per la difesa e l'autodeterminazione dei propri territori come a Chiaiano o nella Valsusa,la comprensione di quali siano i fattori che determinano la condizione di ansia e paura nella popolazione sono immediatamente comprensibili: l'impossibilità di costruirsi un futuro dignitoso, il sogno di vivere una vita soddisfacente e serena,la necessità di avere le possibilità economiche per poter vivere una vita che sia davvero sicura.
E allora noi è di questa paura che vogliamo parlare, e di un modo diverso di viverla e di affrontarla.
A partire dai tanto tristi quanto emblematici fatti di Rosarno, è nata l'idea di costruire una giornata in cui smontare tutti quei discorsi che descrivono i migranti come pericolosi, o al massimo come “schiavi” da sfruttare. Ma il ragionamento ha immediatamente allargato i suoi orizzonti. Il primo marzo sarà una giornata, che, a partire dalla ripresa di parola della soggettività migrante, possa parlare di un'intera generazione che ha perso ogni diritto e che tenterà di rimettersi in cammino nel tentativo di produrre un modo diverso di vivere le città, in cui più nessuno è clandestino, o meglio, siamo tutti clandestini.
Da qui nasce “Una giornata senza di noi”. “Noi” che siamo migranti, “noi” che siamo precari, ma sopratutto “noi” che non possiamo accettare una realtà che ci parla di razzismo e violenza quotidiani, di diritti negati, che attraverso la criminalizzazione di intere fasce di popolazione distoglie l'attenzione dalle incertezze legate ad una precarietà esistenziale che tutti ormai subiamo nelle nostre vite.
Una giornata senza di noi significa anche bloccare i flussi produttivi di una città che sul lavoro di migranti e precari produce e guadagna la propria ricchezza e significa rivendicare fin da subito il diritto ad un redditto ed il “diritto di tutti ad avere diritti”.
Il primo marzo allora saremo in piazza, con i migranti e con chi non vuole più accettare lo stato di cose presente, pieni di gioia nel vivere la città e le relazioni in un modo nuovo e diverso, in cui le differenze generino curiosità e arricchimento, e in cui, per una volta ci sentiremo davvero sicuri, perché, a dir la verità, come qualcuno ha scritto su un muro, “ A STARE SOLI CON GLI ITALIANI C'E' DA AVERE DAVVERO PAURA”.
COMITATO PRIMO MARZO PADOVA







